Non liberarti dal male
Mirela Stillitano
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Dalla gola nel grembo
è precipitato il tuo affronto,
uno ad uno confonde i toni della mia voce,
fino a non riconoscerli più.
Nuvola di carta dipinta chiara e fresca
o torbida acqua scossa da spifferi,
si agita nei miei occhi la devozione
dovuta a quel tamburo barbaro, che nel petto
suonava rituali carnali a memoria.
Per te.
Infinito oltre la siepe e morte solenne
di un'altra me
lasci sepolcro materno scavato
sull'isola in mezzo al mare dove infuria
la pioggia che non sa tacere
e urla infreddolita sbornia di vita
fra le dita di una mano -non la
trattengo.
Mi guardo da lontano
scendere al buio le scale, legata
al braccio di nessuno.
Ascolta.
Un vinile lucido singhiozza polvere,
eran bei tempi quelli, vate o cerusico,
in cui farneticavi di papaveri rossi
violati dalla sberla in prosa russa.
La iena graffia la porta- si aprirà ancora
uno squarcio- la verità,
boia misericordioso dei miei
trascurabili versi, entrerà senza il tuo
permesso.
Ecco, qui, proprio qui, sulla mia bocca
sconosciuta dal silenzio
vive la poesia perfetta
la parola non ancora detta.
L'ultima, la mia
suadente e mortale.
Spegnila.
Non liberarti dal male.
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Mirela Stillitano
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