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Natura 3 novembre 2014 · lettura 1 min · 3968 letture

Il pruno

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Il pruno che docile al dì settembrino, s'adagia alla sera, sua, senza padroni, e forse tra i sogni ricorda un bambino, disteso ai suoi piedi, cogliendone i doni. Il pruno che triste, or, mi guarda partire, non sa quanta invidia ho per la sua quiete, non sa che siam simili al nostro morire, entrambi secchiam di medesima sete. Ed or che la sera già cede al domani, mi giacciono l'ali, nel calmo posare, m'adagio nel nido, protetto tra i rami, or che sono rondine al fresco migrare. Ed or tace il pruno, con trame leggere, che secche proteggono il sonno, mio, eterno, s'innalzano al cielo, poi, come preghiere, che passi l'autunno, ma non giunga l'inverno.
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Sempre triste è l'andare via...

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Davide Ghiorsi
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Commenti (2)

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Francesco Rossi4 novembre 2014

In questa poesia dal chiaro contenuto emerge una poetica curata con note di elevata musicalita'.

Duilio Martino13 novembre 2014

Sono d'accordo con Francesco... Si direbbe composizione in doppi senari... Da rivedere il 1° verso della seconda quartina e l'ultimo in cui i secondi emistichi sono settenari anziche senari come gli altri il che crea una rottura ritmica che si avverte.: "Il pruno che triste, or, mi guarda partire," "che passi l'autunno, ma non giunga l'inverno".