Storia di un ragno e di una lapide
Hariseldom
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Or che il flusso è andato
ricomincio a tesser la mia tela
che nessuno in questi giorni
ha disturbato.
Vanno gli avventori
al cimitero
una volta l'anno
a pulir le tombe
a mettere dei fiori.
In verità lo fanno
più per far vedere agli altri
che per bisogna
qualcuna esagera
andrebbe messa alla gogna.
La lapide dove son io
per mia fortuna
nessuno la pulisce
e io che leggere non so
vi dico che la mia tela
ne gioisce.
Vedo un volto antico
di donna dai bei lineamenti
il lume elettrico è spento
e il vasetto di rame
ha un secco arbusto
di fine della guerra.
Io son solo ragno
e osservo
pesco moscerini
a volte pure grandi mosche
e mangio
mi cibo della vita
e della morte.
I miei figli
tesseranno tele
sulla vostra tomba
e spero che voi siate
dimenticati
si che anche loro
possano fare una tela
bella e si grande
come la mia.
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Hariseldom
Commenti (1)
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luca muzzioli7 novembre 2014
Molto bella, insolita e originale. Ha un picco nella parte centrale quando c'è la descrizione di questa lapide abbandonata da tanti anni che offre asilo alla tranquilla vita del ragnetto analfabeta. Forse troppo semplice la chiusura per una poesia che secondo me è frutto di un lampo di genio e meritava di essere sviluppata ancora.
