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Morte 7 novembre 2014 · lettura 1 min · 1491 letture

Storia di un ragno e di una lapide

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Or che il flusso è andato ricomincio a tesser la mia tela che nessuno in questi giorni ha disturbato. Vanno gli avventori al cimitero una volta l'anno a pulir le tombe a mettere dei fiori. In verità lo fanno più per far vedere agli altri che per bisogna qualcuna esagera andrebbe messa alla gogna. La lapide dove son io per mia fortuna nessuno la pulisce e io che leggere non so vi dico che la mia tela ne gioisce. Vedo un volto antico di donna dai bei lineamenti il lume elettrico è spento e il vasetto di rame ha un secco arbusto di fine della guerra. Io son solo ragno e osservo pesco moscerini a volte pure grandi mosche e mangio mi cibo della vita e della morte. I miei figli tesseranno tele sulla vostra tomba e spero che voi siate dimenticati si che anche loro possano fare una tela bella e si grande come la mia.
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Commenti (1)

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luca muzzioli7 novembre 2014

Molto bella, insolita e originale. Ha un picco nella parte centrale quando c'è la descrizione di questa lapide abbandonata da tanti anni che offre asilo alla tranquilla vita del ragnetto analfabeta. Forse troppo semplice la chiusura per una poesia che secondo me è frutto di un lampo di genio e meritava di essere sviluppata ancora.