Le tre lune di Almaren
Hariseldom
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Ora che sono vecchio
le mie mani
hanno rughe di fiumi
i miei occhi pallide nebbie
la mia bocca ha denti di roccia.
Ora che sono vecchio
racconto la mia storia
e tutti gli amori
che ho cantato
da Babilonia a New York.
Terrestri, piccoli sogni dell'universo
presuntuosi costruttori di dei
con un vago ricordo del tempo
in cui ci chiamavano angeli.
Davanti al lago
dove incontrai D'Annunzio
guardo una donna
i cappelli sciolti
e suo figlio che gioca.
Così io ripenso a Shan
alle tre lune di Alamaren
al colore del mio mare
al mio destino crudele.
Il dente del signore del mare
è il coltello che conservo
del mio tempo
tempo di mondi lontani
e di guerre e massacri
che non posso raccontare.
Le mie mani
che hanno visto la sabbia
di Babilonia
scorrere tra le dita
e le donne che ho finto d'amare
e i figli che ho lasciato ogni volta
che il mio tempo scorreva
le mie mani
pregano l'unico Dio vero
quello che voi
non sapete nemmeno sognare.
Seppellitemi davanti al mare
e lasciate che il dente di Bors
sia con me
nel sarcofago che voi
sceglierete per me
ma non dite che non ho amato
voi
voi che non sapete di Shan
e delle curve docili
di serpenti volanti del mare.
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Hariseldom
Commenti (1)
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sergio garbellini11 novembre 2014
Una lirica che rivela molti particolari profondi dettati da una riflessione alquanto inconsueta. Versi che trasmettono una sincera confessione, lasciando alle spalle il passato e molteplici varianti della vita che non vengono esposti per mancanza di spazio e di tempo. Una stesura da leggere e rileggere per la sua particolare struttura nella quale sono conservati ricordi e pensieri. Molto apprezzata in quanto rivela grande originalità, complimenti.
