Come se poi
Rita Minniti
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E’ la fermezza che sorprende.
Austera tra le stagioni,
sei estasi infinita.
Lo sguardo cade
dove una foglia sul ramo si difende.
Un’altra volteggia.
Com’è leggero il rumore
quando a cadere sfiorano la terra.
Poi un passero s’avvicina.
Il vento gioca coi lillà,
e una cantilena ride al fiume,
mentre sulla mano
una coccinella mi rassicura.
Quanta forza ti vive in un faggio,
e quei tigli stagliati al tempo
stanziano la distanza a un tuono
che annuncia la pioggia.
- Come spettatrice sei lì a guardarmi -
Allora ascoltami,
dimmi dov’è l’eco a sussurrarmi i passi,
e come tornarti,
quando è distante il sentire.
A tratti percepisco il vuoto,
l’assenza d’aria che non spettina l’erba.
Come se poi,
- sembri rispondermi -
fosse attento il pensiero,
nel ritrovarsi frantumato
al vociare della città,
al mio cospetto,
così immensamente grande.
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Rita Minniti
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