La solita notte fra gli ultimi
E qui
si sentono le grida.
E noi chiudiamo un occhio.
Nel'umidità di nostra
beniamina cella...
nella ampiezza d' eco,
che oltrepassa i confini
di questa cara a noi tomba...
un altro occhio è sempre sveglio,
che veglia su di te,
il mio affamato prossimo
cosi a me vicino.
Lì tagliano e segano la vita
di uno sfortunato,
che non lo siamo ancora noi.
Qui...
appare in aria il destino
di tramare i successi delle fughe miracolose,
che non si averanno mai,
o, certamente.
E alla fine il mondo
si gira e rigira...
e noi giacciamo
sulle sponde rigidi
di questo tenebroso mare.
La notte - vecchia cortigiana,
corrompe anche il nostro
breve doloroso sogno.
E noi - alquanto martiri
senza una via di altra scelta
marciamo in esso,
si campa e...
giacciamo
per terra quasi qui...
marciamo.
Le grida assai poco felici
raggiungeranno l'apogeo.
Ci sveglieranno mica a noi?
No.
E solo tremano
in grembo agli incubi
i denti,
che son da boia numerosi
non manca tanto da strappar.
I cuori nel gioco solitario
si battono solo per questo.
Presto a mancar.
La notte è immensa...
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