La incantevole fiaba

E su un colle
mai varcato
un giorno io
giunsi stanco.
Il sole
inghiottiva ombre
dei tenebrosi
passi miei.
Lì era il luogo
di silenzio...
Lì era terra,
che odorava
di meraviglia.
Le erbe alte
e alberi immensi...
Le mie spalle
sono sfinite.
Sorgenti vivide
e fresche...
Gli occhi miei
son spenti
in preda...
ad un dolore mai patito.
Qui...
il cielo dolce
mio condottiero
nel sfavillante
bacio di barlumi
fra i nubi innocenti
pittoreschi...
mi assomiglia
alle porte del beato.
Qui...
il vento - docile
sparviero
ne coglie il fiato
di mia esistenza...
Riporta in vita
la tenerezza
di un tocco
del'infanzia.
Rimarrò pur lì...
ove inchinano i capi
le foglie verdognoli
nel umido avvio
di una notte
in grazia a rugiada...
Sarò anche io
pure
un fiore sradicato,
che tende a risollevar
la gemma?
E sono nel giardino,
chiamato desiderio...
ed ora
mi resta solo
augurar...
Parole sciolte nel
spegnersi del sole...
riportano i resti
del suo tepore.
E l'animo affaticato
tende il giorno
a troncar...
Il mio sogno
di fronte a lagune
boreali
nei versi
lattici stellari...
risuona insieme
alle palpebre calate
nel tendere laggiù...
ove
il mio cuore saprà
la sua vera melodia
e me la dona...
senza nessuno
oramai in esso.
Mi sveglio stanco
sul mio letto.
Il colle...
miracoli svaniti...
Ma la speranza
in cuore
sussurra dolcemente
una melodia
mai udita...
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