Naufragio (anime migranti)
Carla Fortebracci
37 poesie pubblicate
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S’apron frementi i gaudi squilli,
miraggio e poi l’udir di ostili tuoni,
sgorga il pianto di esausti fanciulli,
dormienti nel vano saper del nulla.
Suadente fu il migrar lontano,
la folla osando volle ahimè partir,
lunga la notte di quel viaggio vano,
lasciando arretro il certo soffrir.
Ma quel vento di maestrale di soppiatto,
sciolse ciò che un dì s’era legato
e pian piano come fa col topo il gatto,
sornione e poi crudele l’ha mangiato.
E mentre l’onda quei corpi via spazzava,
momenti eterni furon di dolore,
sterile pianto di quella gente schiava,
gonfio l’ostile mar li accolse con furore.
S’orge l’aurora ignara dopo la tempesta,
sgorga dal mar quel sogno triste e amaro,
speranze morte vestite a festa
per quel dì nascente povero e gramo.
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L'autore
Carla Fortebracci
Mi interesso da molti anni di tutto ciò che riguarda il paranormale e che apparentemente non ha una spiegazione logica. "Non esistono certezze assolute, laddove non si trovano spiegazioni logiche o viceversa". I Greci chiamavano “Poiésis “ l’arte del creare, l’arte del comporre specialmente in versi, rappresentand
Commenti (2)
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Marco Morandi19 dicembre 2014
Meravigliosa ode. Era molto tempo che non leggevo una poesia degna di questo nome. L'animo profondo dell'autrice si manifesta in tutte le regole "consone" della poesia, lasciando una vera orma nell'anima.
chrysalis20 aprile 2015
Nessuno può scegliere il luogo dove nascere... tanta la povera gente inghiottita dal mare con l'unica " colpa " di essere nata nel paese sbagliato. Immensa commozione accompagna la lettura di queste stupende parole,


