Sans merci
Mirela Stillitano
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Agreste la via scolpita da mani di carta,
fruscio di papaveri e grano
a ordire similitudini incomprese.
Madame, perché hai il sorriso triste?
Dal petto ebbro di furore, una passante
ruba un canto. Assaggio di una monotonia
semplice, come un morso alla mela insipida.
Madame, quanto dura la vita?
Poche inutili cose a illuminare l'immenso,
melenso dolore, di non sapermi dare esistenza,
oltre il sentire.
Madame, hai qualcosa da dire?
Una tempesta che sulla guancia trova nido
il sangue, digitale che ricama le vene,
lo sguardo, una barca che ripiega le vele. Parli.
Tremo, oso un gioco d'asfissia con i tuoi occhi.
Madame, perché mi tocchi?
Qualcuno getta la pietra nello stagno,
sono cerchio d'acqua e di niente, ciò che dici
non assomiglia a me, è di altra gente.
Madame, l'anima di cosa si pente?
Conto le spighe di grano, ma dame sans merci,
è giunto il tuo tempo per mietere,
dove termina la mia mano, lontano...
mi precede l'assenza o la polvere.
Senti anche tu, questo mesto frinire di cicale?
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Mirela Stillitano
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