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Dialettali 20 dicembre 2014 · lettura 1 min · 994 letture

A proposito de Roma

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Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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C'è chi t'adora, Roma, e chi te sfotte chi dice "sei la mejio" e chi... te scanza penzanno ch'oggi tu ne sfami a frotte de genti che se gratteno la panza seduti su li scranni a fa mortorio ner Parlamento, là a Montecitorio. C'è chi, quanno te penza, sente er vento, er ponentino ch'accarezza er core e chi penza ...ch'a Roma c'è er portento de gente che nun serba mai rancore. Si lo serbasse, qunt'è vero er Celo, su Roma Eterna ce cadrebbe 'n velo.
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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano20 dicembre 2014

E' una giusta difesa di Roma, secondo me, quella che tenta il poeta: oggidì la capitale, non per colpa sua, fa vivere nel lusso tanti onorevoli sfaccendati che vengono da fuori! Questa poesia mi ricorda "Li prelati e li cardinali" di G . G . Belli (allora, nella Roma papalina del primo Ottocento, il suo bersaglio non poteva essere che il mondo ecclesiastico): " (...) E qualunque città li più affamati / Li manna a Roma a cojonà er diggiuno. / Ma sarrìa poco male lo sfamalli: / Er pegg'è che de tanti che ce trotteno / Li somari so più de li cavalli. / E Roma, indove viengheno a dà ffonno, / E rinnegheno Iddio, rubben'e ffotteno, / E' la stalla e la chiavica der monno. "