Scene da un'ingiustizia
Giorgio Lavino
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Un corpo lacerato
sorretto da mani calde
del suo stesso sangue
Un urlo che scalpita
lanciato con la stessa
voce che gli hanno tagliato
E’ vivo ancora il battito
scappato via dal cuore
che gli hanno inchiodato
dentro una verità trafitta
e lasciata sola
nell’angustia di quattro mura
Si occultano gli occhi
che hanno filmato l’agonia
di una vita tenera
Combattono contro
la sepolutura della giustizia
una madre un padre
una sorella che raccolgono
ogni giorno il suo strazio
e lo lanciano addosso
alle coscienze vuote
E dal cielo un dio
accarezza l’anima
che gli hanno spezzato
©
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
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