Andarsene o tornare? (è già Natale)
Non perfora la notte questo grido
Che il treno lancia abbandonando il Sud.
Resta, come il mio pianto, sospeso
Tra l'essere e il volere, tra la luce e la tenebra.
Il treno scala questa lunga gamba
Che il mar Mediterraneo rende snella
E s'addentra in foreste e monti arcigni
"Detti Appennini", mi par di risentire,
"Colmi d'eventi e lutti, e d'eroismi a volte".
Li vedo come sono questi monti
Ai quali entro nel ventre mentre fuggo:
Giganti indifferenti, potrei dire.
E questa sonnolenza? È naturale,
Dura da cinquant'anni questo viaggio.
Lo sferragliar del treno induce il sonno
E vince l'apprensione ed il rimpianto.
La meta, remotissima, si frange
Come spuma marina contro gli anni:
Un approdo ineffabile.
Riaprendo gli occhi si ridesta l'Eco
Di questo treno scalpitante a notte,
Riecheggia pur lo scricchiolio sinistro
Di quella "punta di stivale rotto"
che prende a calci i figli che detesta.
Non vi so dir se stia tornando o parta,
Se stia viaggiando solo o coi ricordi.
Se dirvi "Bentrovati" o "Arrivederci".
Se respirare ancora, o morir qui.
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B
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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