A Stalingrado c'era la neve
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Caro Hariseldom, questa poesia è la riprova che possiedi quello che tanti altri non hanno, e cioè "la visione", che in poesia è (quasi) tutto. La passione che canti è stata maledettamente vera: ogni parola che hai scritto mi ha fatto sentire il gelo dell'inverno russo, la paura di una morte nascosta dietro ogni angolo, la costernazione per il genocidio di una generazione di ragazzi e il desiderio per la bocca di Irina... immagini bellissime... "il vento sul cappello alzava peli di lupo e ill tuo orecchio intirizzito segnava battiti di cuore" Che meraviglia! Bravo! Rivedi la forma, che non rende giustizia a una poesia così bella.
La poesia deve prima di ogni cosa esprimere ciò che l'ha suscitata nel poeta e questa Poesia risponde perfettamente a questa regola, per me, fondamentale. Esprime un pezzo di storia dalla parte di un protagonista, di uno che l'ha vissuto e lo fa rivivere nelle varie immagini e sensazioni che trasmette al lettore. C'è una guerra, c'è un inverno e c'è una donna che non assisterà alla guerra se non attraverso gli occhi ed il pensiero del protagonista e del poeta.

