Il sole e la neve
Mirela Stillitano
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Non so capirti
e in quale mese afferrarti.
Da quale treno scenderai,
per quali vicoli fuggirai il mio saluto.
Ora o allora, vorrei una differenza
ma continuo a farneticare
strappando un calendario
già stanco della primavera.
Fingi di ascoltare
l'indefinito che si dilegua
o soltanto torna a riposare
in un vago dolore.
Inutile dire qualcosa, l'inverno
sul mio viso ha la banalità dell'ovvio,
superfluo attendere chi non bussa
alla porta di sera, due o tre volte,
cercando di sé.
È tempo che volti il futuro
nel suo profilo migliore
che tolga la scheggia dalla gola
e copra con risate argentine,
meschine, il lato peggiore.
Le mancanze trovino nuove leve
da sacrificare alla causa
delle piccole manie,
non quantificate, silenziose
morti quotidiane.
Un passo avanti, giorni indietro,
tu della vita sei il sole
io un fiocco ostinato di neve
che ha scordato quale sia
la stagione in cui si muore o si vive,
in bilico fra la terra che calpesti
e l'indecifrabile nostalgia.
©
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Mirela Stillitano
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