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Uomini 15 gennaio 2015 · lettura 1 min · 720 letture

Il fabbro

L
Lucillo Dolcetto 210 poesie pubblicate
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Sotto una vite molto longeva, per tutto il giorno il ferro batteva. Non c'era riparo quando pioveva, e anche il sole di rado filtrava. Saldar con l'ossigeno, allora, si usava: la fiamma violacea il bimbo incantava; l'acetilene acre friggeva, spandendo la puzza che al naso pungeva. Quando il vomero a batter portava il bimbo che, nella sporta il teneva, a girare la forgia si divertiva, e vedere 'l carbone che s' infiammava. Anche d'Inverno, se nevicava, l'opera sua non rallentava. Allora di stracci s'imbacuccava, al calor della fiamma si riscaldava. Batteva, batteva, batteva col maglio che forte cantava.
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Mi riferisco al fabbro conosciuto da bambino, al quale molte volte ho portato il vomero dell'aratro per farlo affilare.

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Lucillo Dolcetto
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