Pianto notturno
Davide Ghiorsi
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Falsa è la cima, di tenebra e stelle,
d'un tempo lontano, d'antiche paure,
sale un pastore con mille pecorelle,
disperso ha il cammino tra valli e pianure.
Negli occhi ha la pioggia degli attimi andati,
sul volto una ruga per ogni illusione,
sfuoacatasi al rogo dei sogni pregati,
discioltasi al varco di nuova stagione.
E chiede al suo tempo che possa soltanto,
lasciargli il ricordo di gioie non date,
che solchino i monti, inghiottendone il pianto,
ma tornan già indietro con l'ali spezzate.
Perché tempo tu lo inganni e lo incateni,
e lo percuoti ogni or che Dio ti sferra,
quasi fosse a negargli ciò che devi,
lasciando in dono, un dì, un fosso nella terra.
Ascolta il pianto dell'ultimo pastore,
odi il cuor suo, sfinito, che ti implora,
e ti domanda un soffio di calore,
per riscaldar le gelide lenzuola.
Ma il tuo rancor mai non cede in commozione,
poiché il cuor tuo abituato è a non amare,
non di provar pietà, né commozione,
ma sol fendente, conosce di pugnale.
Così il pastore, dai campi suoi appassiti,
disperde il gregge di stanche pecorelle,
poi dona il sonno agli occhi, suoi, scherniti,
dal ghigno gelido, beffardo, delle stelle.
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (1)
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Anna Di Principe20 gennaio 2015
Confronto con la sofferenza senza lasciare un "varco " verso un'esistenza risarcitoria possibile o anche della sola eventualità di vita serena .L'autore, nella metafora del pastore, affronta il naufragio dello spirito umano e di un malessere che strangola ognuno di noi. Versi incalzanti e ben modulati.

