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Introspezione 24 gennaio 2015 · lettura 2 min · 1559 letture

Lo strano passeggero

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Aveva un sogno che era lungo tutto il viaggio, e rispondeva solo se era interrogato, quando arrivò la sua stazione ci sembrò un miraggio, mi voltai, mi rivoltai, se ne era andato. Dai finestrini lo vedevo camminare, alla frontiera ormai diretto, lui correva, ma due soldati si riuscirono ad affiancare, e lasciarlo a terra, che più non respirava. Mai seppi nulla di quello strano passeggero, che nome avesse e neppure quale età, seppi soltanto che era morto sul sentiero, mentre cercava una sua qualche libertà. Tu non sai mai se in fondo al volto dei passanti, ci sia un amore, morte, oppure l'allegria, a volte i loro occhi son stelle cadenti, a volte sono solo versi di poesia. Se trovi quello che per caso ha in fondo al cuore, gli stessi sogni che ci sono in fondo al tuo, mentre gli sparan, provi un senso di dolore, perché vorresti esser stato al posto suo. Avere in corpo quella forza di volare, sputare il cuore in faccia alla malvagità, cadere a terra, e poi sapersi anche rialzare, dar fin la vita per la propria verità. Ma quel ragazzo mai era stato tra i passanti, e poi non era neanche stato passeggero, era soltanto nei miei occhi adolescenti, che avevan voglia di lanciarsi verso il cielo. Ed or che questi anni van verso la sera, e che la corsa del mio tempo ha rotto il freno, Dio che rimpianto non esser corso alla frontiera, ed esser rimasto tutta la vita sopra il treno.
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Rimpianti per aver mancato la stagione giusta, per mancanza di coraggio. immagine presa dal web

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Davide Ghiorsi
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Commenti (3)

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Azar Rudif25 gennaio 2015

Un avvenimento di quelli che, poi, dura per tutta la vita e segna un bivio dove si è presa una strada anziché un'altra. Non si può rimpiangere la scelta perché non potremmo mai fare il paragone con l'altra strada non presa in quanto ci rimarrà per sempre sconosciuta e non è possibile conoscerla. L'importante è sapere che nella nostra vita ogni incontro lascia un segno e permette uno scambio che è la risultante tra ciò che ci viene dato e ciò che si vuol prendere (e viceversa). Spesso le strade dei nostri incontri divergono o prendono solo le distanze, ma ognuno porta qualcosa dell'altro. Il fine di tale meccanismo è la comunione delle anime. Un pezzo della propria storia scritta in uno stile scorrevole, chiaro e piacevole.

A
Antonio Terracciano25 gennaio 2015

E' un componimento molto significativo, anche a causa dell'impiego della poeticissima metafora del viaggio in treno. Essenzialmente lo vedo come la trasformazione in poesia della famosa domanda: "E' meglio vivere un giorno da leone o cento da pecora? " Il poeta ci lascia intendere che ha messo in pratica (come la stragrande maggioranza di noi) la seconda ipotesi, ma che, se potesse tornare indietro, vorrebbe comportarsi come quell'occasionale compagno di viaggio dei suoi sogni adolescenziali, disposto ad andare incontro anche alla morte pur di vedere realizzati i suoi sogni.

carla composto25 gennaio 2015

bella lirica nella quale il bravo autore descrive un sogno di ragazzo, talmente intenso ed agognato da sembrar vero... opera ben stilata per contenuto e tecnica... il mio elogio