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Satira 25 gennaio 2015 · lettura 2 min · 816 letture

Ed esso muore

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nello vittorio maruca 381 poesie pubblicate
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Colui che in trono posa lascia lo segno dello pugnale infitto entro lo petto ché di tale malvagità è figlio degno. Tutto nega quanto che prima detto, de li discorsi fatti null’ ammette e d’ogni sua parola nega concetto. Di torte gusta appieno tutte fette che per ingordigia sua nulla è bastanza, pel popolo, però, son cinghie strette. Quando su trono assiso è in adunanza a lungo disquisisce di scarsezza fingendo, quasi piange, di doglianza. Al popolo affamato in su la piazza ringhia qual cane che di tigna more, infamia, qual verità, mostra con stizza. Amici cari, a me langue lo core, giacché donar vorrei gioie e tesori, ma preannunciare devo altro dolore. Pel nostre casse vuote di valori dobbiamo dar di piglio a nostra messe onde pianare debiti a fornitori. Le vigliaccate restano le stesse perché col garbo di grand’imbroglione riesce a ingarbugliare tutte matasse. Lui s’impinguisce ancora, lo briccone e non ha cura di paesello che more, ma pensa a tasche sue, lo gran ladrone ch’è esente core suo all’altrui dolore.
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L'autore
nello vittorio maruca

l'esperienza mi ha indirizzato sulla strada dell' umilta', l'umilta' e' ora la mia forza.

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