Genero seta
Torbide le lettere sonore dei sogni
agitano messaggi,
come la coda dei pesci nell'acqua,
e per procedere
spostano a fatica
l'aria densa e addormentata
con le loro mani aliene.
Mi chiedo da dove venga
questo desiderio che vede e che scrive,
questo inchiostro costretto a fatica
dentro una logica
come un bozzolo di seta.
Questa sirena scarna
che non conosce la morte da tempi remoti
e che forse vorrebbe morire,
finire tremendamente la trama della sua tela,
dopo un lungo viaggio,
attraverso la sponda del mio corpo
e prega che io possa raccontare di lei
mutando in terra.
La brama e la sete
sono ghiandole laboriose
e generano seta
solidificandosi
figlio dopo figlio in un tempio di forme.
E mi chiede di testimoniare della sua bellezza
guardando
e di cantare della sua sete
cercando
e di godere osando
di soffrire crescendo
ma guardandomi allo specchio
mi chiedo che nome dare allo spazio
che occupa la mia assenza
per potermi osservare.
Quel luogo del nulla
che tanto mi fa svenire
quando perdo pezzi di pelle,
che mi attrae come una calamita
che mi chiude gli occhi come il vento
che mi fa paura.
Vorrei invecchiare come una radice nell'acqua
e sciogliere i minerali per nutrire piante acquatiche.
Se penso che ti sei solidificato in neve
quando te ne sei andato
allora capisco da dove viene quella luce
riflessa nei cristalli di ghiaccio
se devi esser muto non importa
io ho orecchie per ascoltarla
la tua assenza
se questo cuore deve far male
non importa
giuro non mi pentirò di vivere
anche se invoco la morte
genero seta.
©
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