Gia' m'avean trasportato i lenti passi

Campanili svettanti e miraggi veo,
fantareale transito di bagnanti,
aspra mistura, e improvvisamente...
Sull’uscio di santa Maria Maggiore
scruto quasi regolari asofìedri:
sarcasmi yometrikì di san Vitale,
spunte repentine da realizzare
per assuefazioni contemporanee
da stravaganti contaminazioni.
Tratti spioventi, tondi, poliedrici
poligoni, piccoli, grandi, retti
angoli, archi assortiti a tutto sesto
e semiarchi, soprarchi a digradare.
Sulla destra Galla Placidia, mýthos,
con un covone d’oro che la guarda,
regolare, tranquilla, compensante.
Padroni di questo spazio gli uccelli
che mi svolazzano sul naso audaci.
Oudeís e dèu! Ogni tanto un passante
abitudinario, avvezzo a tal luogo,
va oltre, ignaro di queste emozioni.
Davanti a me teorie di sante e santi,
mosaici e ori sfilo trasognato,
lo stesso Dante gira per la piazza.
Già m’avean trasportato i lenti passi
ove m’abbaglia quella luce intensa
degli occhi azzurri delle ravennati.
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!