Purgatorio

Apro la porta
e dal davanzale della finestra
scorgo l'orizzonte artificiale
del purgatorio.
Vicino alla grondaia,
un cavo di ferro,
lega una colonna alla mia cella plenaria.
Devo pregare
con una donna;
ella sembra un agnello
d'oro fuso,
invece è dannosa:
ha solo lucidato
la sua peste e trae dalla cenere
la sua parola d'ordine,
in una cornice
marcata a fuoco.
'Non sono vegetale
o minerale,
scelgo l'amore,
non la ruggine;
semino catene di corna'.
Ma non lacera
i sentimenti raccolti nel suo diario.
Nel mio itinerario
vedo il suo viso,
dopo una scossa,
entrare nel mio fragile cuore.
L'aria calda e la sabbia
sollecitano un bagno nel mare salato;
nel solarium
la pressione
del mio sangue
chiede una spinta carnale:
è il mio peccato
nel purgatorio.
Sulla piazza,
nella confusione,
mette in pratica
il suo motto:
è troppo facile sedurla.
Quando l'elica gira,
l'aria fresca
va sulla sua pelle nuda;
nella sua stanza buia
riscaldo i suoi brividi.
Non posso
rimuoverla dalla mia mente.
©
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