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Dialettali 29 gennaio 2015 · lettura 2 min · 276 letture

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Dai Agata un me lo dì più armeno oggi risparmiami la solita tua nenia lo so che un bastan mai que quattro sordi che ti porto a casa che bimbi crescono gli s’allunga piedi er maglione gli sta stretto che quest’anno er maschio va a le medie ci vogliano i libri l’abbonamento ar purma e la cartella nova stamani dopo che ho scaricato la verdura giù ar mercato prima datt’attacà r’lavoro all’officina der pelato passo dar mercatino lì vicino ar porto ciavessero quarche maglietta cor prezzo un po’ ridotto se te lo ricordi verso mezzogiorno fai un sarto a vedè se la mi mamma cià bisogno mi sembra brutto che ci si pensi solo a fine mese quando c’è da chiedigli i sordi per pagà l’affitto qui in paese che dici che in una stanza sola ti senti un po’ pigiata che un te lo ricordi nemmen più l’urtima vorta che s’è fatto una trombata che la panda cià le gomme lisce che questa vita di merda ti inibisce che so uno stronzo perché un ho dato r’voto a Berlusconi che ce n’hai pieni i coglioni che volevi nasce omo per mettiti i carzoni o Agata o o o Agata per esse omo non bastano i carzoni ci vogliono le palle e io l’ho perse e ora so una pecora in mezzo a questo gregge che pe fatte campà è costretto ad ingoià a fassi massacrà dallo schifo che è diventata questa società
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