Ma chiamami ancora

Non sento la tua voce,
né il cadere martellante di questa pioggia d’inverno.
- Il tempo della distanza non lascia scampo,
a volte -
Sono notti
che scorrono senza fretta.
La spirale sui vetri appannati non descrive i tuoi occhi,
né il tuo nome risuona nelle lettere prese in prestito
dalle aurore che nascono cariche di promesse
o dalle sere che muoiono nelle lampade ordinate di piazza San Carlo.
Ti ho abbracciato, un giorno,
e non importa se balenava nel tuo sguardo
il luccichio di un pensiero rivolto al mio presente.
Ieri, oggi, domani,
non fa più differenza.
Ma chiamami ancora,
con la mente, con un sospiro: non ti ascolto con un seguito,
come si fa con i ricordi lontani.
Adesso ho soltanto
il passaggio di parole, suoni e sfiorarsi di labbra
che restano nell’attesa di quel quando,
in un istante qualsiasi.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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