Quello che la morte tace
Hariseldom
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Quello che non sapete
le domande senza risposta
le vostre case a giostra
i mobili puliti dalla polvere.
Ogni uomo ha il diritto al paradiso
ma nei cieli vedo solo nuvole
sotto solo anime confuse
e oltre l'universo senza dei.
Quel che la morte tace
è il vostro destino uomini
quello di un nulla eterno
fatto di polvere e sementi.
Addenta la morte la vita
la spappola e non la digerisce
la vomita sul selciato
tra una cattedrale e altra chiesa.
E vi arrampicate sugli alberi
scimmie infedeli senza borsa
piccoli disegnatori di copertine
di libri buoni per la latrine.
E io che morte conosco
che accolgo con mani calde
che accarezzo come gatto
io rido della vostra indulgenza.
Quello che la morte non vi dice
è che siete solo ombre senza luna
pallidi escrementi di mille fedi
illuminati da raggi mistici e litanie.
Diventerete quel che non credete
letame per concimar sterpaglie
e il vostro oro sarà vil metallo
poggiato sul comò di una meretrice.
Vendete dunque la vostra anima
perché ricaviate qualcosa da ciò che non avete
sciocchi personaggi tra tanti animali
siete i peggiori citati negli annali.
Quello che la morte tace
io vi rivelo
non c'è un dio in cielo
solo la vostra illusione della paura.
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Hariseldom
Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano20 febbraio 2015
E' proprio indispensabile la fede nell'immortalità? Non ci annuncia già la nostra stessa vita, con la progressiva e sempre più accentuata perdita di vigore fisico e intellettivo, il ritorno al nulla, una condizione non solo da non temere, ma naturale e addirittura auspicabile una volta arrivati a un certo punto? Forse la credenza nell'immortalità (con la conseguente invenzione degli dei) nacque presso i popoli antichi, quando si moriva molto spesso nel fiore degli anni, e l'uomo non si rassegnava al fatto di non potere realizzare che una minima parte dei suoi progetti qui sulla terra!
