106. 2 fm

Aggrappata al tuo braccio destro,
il sorriso irrigidito dal freddo
e la mia gonna che non copriva le ginocchia.
Stringevi le spalle all’aria gelida della città,
se accarezzavo la tua pelle perlata
scattando una fotografia.
Gocce dal cielo
ci bagnavano con tutta la loro impudenza.
Cadevano
sui miei capelli sciolti
sulle tue ciglia lunghe.
Percorrendo le strade affollate,
essenze orientali si rovesciavano al nostro passaggio,
quando osservavi i particolari animati di certe vetrine del centro,
i cuori metallici di manichini imprigionati,
lo straniero vocio di gente sulla pista di ghiaccio.
Sotto quel cielo cinereo
che attimo dopo attimo
diventava mio.
Parlavi e non ascoltavo,
però sentivo ogni tuo respiro.
Occupavi il mio spazio più nascosto e vuoto
e non potevi lasciarmi andare via.
Forse non capivo il significato del tuo sguardo,
quel giorno,
ma era destino vivere i tuoi occhi.
Mi adagiavi in segreti formidabili,
mentre passava alla radio il soul di una canzone.
E capivo che con te
sarei andata anche in capo al mondo.
Seguendo il tuo incedere,
passo dopo passo,
nella pioggia d’inverno.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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