Rex
NicolaGiordano
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Tornano sensibili zampe di geco,
quanto fu ghiaccio alle membra ora è acqua...
E torna d’un verde elastico la coda
che vergini e lunghe foreste ha segnato,
segreta compagna di mille duelli
frusta, sgambetto, baricentro.
Seduce le pelvi questo dado d’osso,
responso che ha reso il risveglio reale
e si dissolve dal protocervello
nordica brina di stasi vitale.
D’invitto svernarsi freme ora la schiena
che mai ho voltato alla vita selvaggia,
porosa armatura crestata e scolpita
persuasa violenza che il cielo massaggia.
E torna vulnerabile questo ventre molle
per cui troppe corna d’erbivori ho schivato
e fame cosmica di tundra- Vulcano
porta iniezioni colleriche agli occhi.
Ripulsa glorioso il mio grumo di cuore
quante stagioni sembrava battuto,
dopo l’impatto e il pianeta scalfito
destino triste di sopravvissuto.
Non giudicato nei giri danteschi
non condannato dal gelo dell’acqua,
né alla corteccia del perso emisfero
mai verrà un angelo a sostituirmi
e né altro...
stupido roditore.
Torna un ruggito che incute terrore
rostri che squarciano, strali di centauro
a un sole malato mi sono svegliato
per strane circostanze
Tirannosauro.
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NicolaGiordano
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