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Fiabe 8 marzo 2015 · lettura 2 min · 1728 letture

La vera storia del vagabondo di ghiaccio

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Il sole cristallizzava la strada come polvere di vetro rifletteva colori il vagabondo di ghiaccio sgocciolava mentre saltava per rubare mele cotogne. I bambini sulla via giocavano a nascondino ma dietro al vagabondo venivano scoperti. Era trasparente il raccontatore di favole sembrava di vetro ma era solo ghiaccio. Passo dopo passo rimpiccioliva e quella scia sembrava di saliva ma erano le sue parole perse sulle pietre rosa, gialle e a volte turchine. Un cane guidava i suoi passi, un cane secco e con un occhio scuro non faceva paura a nessuno il cane era solo un difetto del vento. Sulla cima della collina si sedette sul pupazzo di neve e il suo sedere rimase incollato alle ginocchia. Rimase li a guardare il tramonto mentre quattro fringuelli gli beccavano il naso lui non si spostò ma continuò a gocciolare. La notte un gufo venne a beccarlo rubò un dito di ghiaccio lo portò nella sua tana. Al mattino il sole sciolse il pupazzo di neve sciolse pure quel che restava del vagabondo ora c'è solo una pozzanghera bianca cattura le parole di libri di scuola. Nessuno ricorda il nome del vagabondo ma ogni inverno il lago si ghiaccia ogni inverno una buca rotonda al centro del lago ghiacciato fa bere gli uccelli del bosco di terra il cane la notte ulula il suo nome.
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Commenti (1)

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Francesco Rossi9 marzo 2015

Un verseggiare per certi aspetti lineare alternato a momenti di intensità che apre al mistero.