La vera storia del vagabondo di ghiaccio
Hariseldom
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Il sole cristallizzava la strada
come polvere di vetro rifletteva colori
il vagabondo di ghiaccio sgocciolava
mentre saltava per rubare mele cotogne.
I bambini sulla via giocavano a nascondino
ma dietro al vagabondo
venivano scoperti.
Era trasparente il raccontatore di favole
sembrava di vetro
ma era solo ghiaccio.
Passo dopo passo rimpiccioliva
e quella scia sembrava di saliva
ma erano le sue parole perse sulle pietre
rosa, gialle e a volte turchine.
Un cane guidava i suoi passi,
un cane secco e con un occhio scuro
non faceva paura a nessuno
il cane era solo un difetto del vento.
Sulla cima della collina
si sedette sul pupazzo di neve
e il suo sedere rimase incollato alle ginocchia.
Rimase li a guardare il tramonto
mentre quattro fringuelli gli beccavano il naso
lui non si spostò
ma continuò a gocciolare.
La notte un gufo venne a beccarlo
rubò un dito di ghiaccio
lo portò nella sua tana.
Al mattino il sole sciolse il pupazzo di neve
sciolse pure quel che restava del vagabondo
ora c'è solo una pozzanghera bianca
cattura le parole di libri di scuola.
Nessuno ricorda il nome del vagabondo
ma ogni inverno il lago si ghiaccia
ogni inverno
una buca rotonda al centro del lago ghiacciato
fa bere gli uccelli del bosco di terra
il cane la notte ulula il suo nome.
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Hariseldom
Commenti (1)
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Francesco Rossi9 marzo 2015
Un verseggiare per certi aspetti lineare alternato a momenti di intensità che apre al mistero.

