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Introspezione 8 marzo 2015 · lettura 2 min · 3850 letture

Il ladro di silenzi

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Mi piace rovistar negli interstizi, dell'anime contrite dei passanti, frugare tra i ricordi, oppur tra i vizi, tra i cocci ed il vapor dei sogni infranti. Mi perdo a immaginar le loro vite, scrutando tra le rughe che han sul viso, tra gli occhi persi e guance scolorite, segnate da una lacrima o un sorriso. Le vite si dipanan su scacchiere, dipinte di inspiegabili emozioni, e corrono veloci e parallele, tra giochi di rimpianti e di occasioni. E ognuno va frenetico ed ombroso, immerso nel rincorrersi di ore, per ingannar quel tarlo silenzioso, che ti fa ricordar che un dì si muore. E in mezzo a questo fremer d'esistenza, io, ladro di silenzi impenitente, mi nutro di quel brulicar d'essenza, che fa viaggiar la penna nella mente. E invento un personaggio ad ogni incontro, e intreccio quel suo sguardo al suo destino, per leggere tra i fantasmi che ha di dentro, se ancor sia doloroso il suo cammino. Ma inciampo in questo mio fantasticare, perché la vita sua è la stessa mia, distratta in questo impervio domandare, se sia corretta o no la nostra via. Così senza carpirne un'intuizione, continuo in questo eterno mio scrutare, per far di questa vita una ragione, il bisogno, mio, infinito di sognare
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Davide Ghiorsi
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Commenti (7)

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Azar Rudif8 marzo 2015

E' un bel gioco quello di guardare i passanti e immaginare chi siano, capire quali sono i loro pensieri, la loro vita, dal loro modo di camminare, di muoversi, da come vestono o da come si guardano in giro. In realtà lo facciamo scandagliando in noi stessi e per cercare di capire chi siamo. Ciò che attribuiamo al passante è, in realtà, ciò che è in noi, però aiuta molto a capire anche gli altri e ad immedesimarsi nell'altro. Esposizione poetica di un'attività umana molto utile che la moderna cultura ha trasormato in pettegolezzo, ma che andrebbe riconsiderata nel suo giusto valore

a
adriana sini8 marzo 2015

il silenzio è il più grande amico di ogni poeta: grazie al silenzio gli occhi possono vagare e trovare ispirazione tutt'intorno o semplicemente chiudersi e trovar dentro di sé il ritmo unico di quel silenzio stesso... ho sempre pensato che il silenzio sapesse leggere; ad un poeta come te, poi, il compito di scrivere... grazie...

A

Questa chiara introspezione del Ghiorsi (in musicali versi quasi sempre endecasillabici) ci fa capire che egli ha davvero le carte in regola per fare il poeta o, ancor di più, forse, il romanziere. Il suo atteggiamento verso il prossimo è infatti quello tipico, ad esempio, del mio adorato Georges Simenon: ricostruire le vite degli altri da uno sguardo o da un atteggiamento, immedesimandosi in essi, e scoprendo infine che tutti, in fin dei conti, ci rassomigliamo e che inganniamo il tempo qui sulla terra per rimandare il più possibile l'appuntamento con l'incognito e spaventoso Aldilà.

Pagu8 marzo 2015

Penso che questa poesia sia un piccolo capolavoro... un'ampia riflessione che investe tutta la vita, il nostro modo di sentire, di amare, di scrivere e di incontrare gli altri e non solo in senso fisico. Il poeta ha trattato tanti aspetti del vivere con grande profondità e onestà, coinvolgendoci con estrema naturalezza. A livello stilistico si nota struttura e armonia. Mi complimento per questo lavoro... un grande lavoro.

Duilio Martino9 marzo 2015

Sono d'accordo con A. Terracciano. Bene tutto sul contenuto (significato). Quasi tutti endecasillabi... ed ottimi endecasillabi. Molto meglio la prima parte dove gli enjambement danno spessore al narrato e lineatità. Queste rotture sintattiche vengono poi a scemare... di quartina in quartina rendendo i versi forse un pochino troppo ritmati... Non capisco poi tutte quelle virgole... Comunque una ottima prova... la sostanza c'è... Fimenticavo: I troncamenti, a mio avviso, andrebbero evitati. Nel forum mi sono ampiamente espresso sul perchè.

nemesiel9 marzo 2015

Tre gli elementi in questa poesia che sento fortemente "appartenermi"... le storie ci vengono incontro e si narrano, sta alla sensibilità di chi le sente saperle "ascoltare" in quei silenzi carpiti... l'empatia universale di una medesima condizione esistenziale che dovrebbe farci sentire uniti, uniti da un medesimo percorso di cui ignoriamo tutto, dato questo che spesso ignoriamo... e infine il bisogno che abbiamo di sognare, la capacità di stupirci, di immaginare e con essa la risposta... forse provvisoria e illusoria... di dare un senso all'esistenza. Gran poeta... dove il messaggio e il porgere vanno ben oltre la conoscenza della metrica... talento senza presunzione.

Claudia Magnasco10 marzo 2015

Mi è piaciuto molto leggerti. La chiusa poi la sento particolarmente. Poesia musicale e decisamente significativa. Senza virgole vai alla grande.