Ventre molle
Io e il segno del mio silenzio svuotano la noia con l'idea dei pensieri.
Frutto e libagione il cuore affila le armi dei desideri.
Vicino all'equinozio lancio i miei ormoni più agguerriti.
Non sarà una facile speranza a farmi assaporare la primavera,
ma una nuova culla a cui cantare una preghiera.
Rose spinose i territori scoscesi dell'anima mortale.
Nel gergo delle mie azioni conosco la pianta medicale.
Vento di bora i miei capelli arditi.
Rosa aulente le mie citazioni erudite.
E nel rigoglioso sottobosco delle mie verità calpesto la mia accidia,
ventre molle di un resoconto vitale.
©
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