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Riflessioni 16 marzo 2015 · lettura 1 min · 1467 letture

Mendicanti

Anna62 196 poesie pubblicate
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Effigie versano lacrime di sangue: mortifero ossimoro che umilia finanche l'ingenuità bambina. La credulità millenaria vanifica plasmatiche tissotropie per movimento sussultorio di sapienti mani. E non c'è viatico né dono, se non il buon auspicio o l'oscuro presagio in contemplativa paranoia. E un'angoscia intorno all'urna reliquia: memoria emolitica del disfacimento e una trasfusa speranza di tramandarci. Il sol gesto che mi scioglie nasce nell'inguine e si declina nello spasmo che mi travasa in un'intesa avvinghiata e nuda. E so di lacrime così chiare scendere, che bevo e sottovoce consolo. Perfetto accordo di sangue e vene l'amore so. Vale la pena solo mendicare una parola, quando il silenzio non esaudisce l'attesa.
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"Se intravedi un roveto e due mani nelle spine, quello è un uomo che prega"
Io credo nella forza dei gesti semplici e sofferti, possibilmente lontani dal delilrio illuminato della folla. la fede è qulacosa di intimo, è un cammino verso che nessuna
reliquia, se disattende il "miracolo" potrà affievolire e neppure rafforzare nel caso contrario. Tutto ciò che esula dal rapporto intimo con la trascendenza, e volutamente non chiamo Dio, perché ciascuno ha il proprio credo, per me è ostentazione e credulità, ma non voglio convincere nessuno, solo parteciparvi il mio sentire.23 settembre 2015
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Anna62
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Commenti (6)

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Elle L17 marzo 2015

Leggo dei bei versi nella stesura e nel significato. "trasfusa speranza di tramandarci"... Rifletto e capisco che l'Autrice abbia voluto trasmettere quel particolare aspetto della reliquia, quanto un'urna possa diventare luogo di fede, di speranza e possibile miracolo. Quanto sia forte anche per la gente chiudere gli occhi e credere totalmente... e mi piace la chiusa "il silenzio non esaudisce l'attesa"...

A
Antonio Terracciano17 marzo 2015

Questa intensa (e anche un po' dura) poesia mi ha richiamato alla mente un brano del bellissimo romanzo "Il resto di niente", dedicato dal compianto scrittore e giornalista napoletano Enzo Striano alle sfortunate giornate della Repubblica Partenopea del 1799. Un generale francese cercò, nel giorno del "miracolo" di San Gennaro, di spiegare garbatamente alla plebe napoletana la falsità di quell'evento, ma non ottenne alcun successo: capì, a malincuore, che per ottenere la (del resto alquanto precaria) fiducia del popolino doveva far finta di credere anche lui all'accadimento! Sono passati più di due secoli, ma per la maggior parte delle persone la tixotropia è ancora quasi una parolaccia!

Sono d'accordo, il rapporto col divino è una questione che si dipana nella propria intimità. L'ostentazione di certe oratiche talvolta sono immagini, mi si perdoni il termine forte, pornografiche che giungono ai nostri occhi. Poi è chiaro che sia lecito partecipare ad un culto ma per come lo intesa io qua si ci riferisce appunto a quella ostentazione che sembra in realtà svuotare il credo più che riempirlo.

Francesco Rossi17 marzo 2015

In simbiosi il mio pensiero con quello dell'autrice che in poetica offre un quadro d'insieme e la nota esplica le positive particolarità di un libero pensiero.

Pagu17 marzo 2015

Sono assolutamente d'accordo con la poetessa e condivido la nota... tuttavia mi preme sottolineare la bellezza del suo lavoro e la capacità di analisi. Non conoscevo la sua produzione e questa lettura è stata una fantastica scoperta. Lo stile è profondo, a tratti complicato, ma spinge alla riflessione e questo è importante. Le parole sono ricercate e le immagini molto espressive. Seguirò il suo lavoro senza meno. Complimenti.

Enrico Baiocchi19 marzo 2015

Pur condividendo in parte il contenuto dei versi e della nota, ed apprezzando moltissimo l'esposizione, non so quanto sia lecito togliere al popolo dei credenti quelle tradizioni e quelle iconografie che lo aiutano nell'affrontare gli ostacoli della vita. Non credo sia questo il male della società, sbagliato è forse enfatizzare troppo tali manifestazioni, ma finché non alimentano l'integralismo religioso, qualunque esso sia, finché non diventano strumento di fanatica violenza sul prossimo, ritengo che miti e idoli, nella religione come nello sport, nello spettacolo come nell'arte, servano a colorare l'esistenza, la speranza ed i sogni, pur miseri, di ognuno.