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Dialettali 17 marzo 2015 · lettura 2 min · 710 letture

Ovi come schei

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Lucillo Dolcetto 210 poesie pubblicate
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Solo la fame jera abondanza: pur el polàme nol impinàva la panza. Tante gaìne a se slevàva, ma i ovi che le fedàva i se usava al posto dei schei par vestire noantri putèi. Anca i pochi fati in fritàja i jera come durante la naja dovea adatarse: "Tanta cipolla, ma uova scarse". A botèga se andava con on ovo in man, col qual se pagava na ciòpa de pan. Come i titoli in Borsa, ogni dì el prezo variava. Me nono, che el tabaco cicàva, me mandava a comprarlo de corsa, parché doman, zertamente, on ovo nol xe suficiente. TRADUZIONE Soltanto la fame era abbondanza; neanche il pollame riempiva la pancia. Si allevavano tante galline, ma le uova che deponevano venivano utilizzate come danaro per comperare di che vestire i figli. Anche alle poche fatte frittate ci si doveva abituare come sotto le armi: tanta cipolla, ma poche uova. Al negozio di alimentari si andava con un uovo in mano, sufficiente all'acquisto di una michetta di pane. Come per i titoli in Borsa, ogni giorno il prezzo variava. Mio nonno che masticava il tabacco, mi mandava ad acquistarlo di corsa, perché domani, certamente, un uovo non sarebbe stato sufficiente.
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Dalla parlata dialettale Mediopolesana in Provincia di Rovigo, tra i fiumi Adige e Canalbianco.

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Lucillo Dolcetto
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