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Spirituali 19 marzo 2015 · lettura 1 min · 1799 letture

Araba Fenice

Gabriele Della Cornia 95 poesie pubblicate
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A candele accese invoco la matriarca, che di ogni luce ne fece segreto e arca. Battiti lenti quasi a morire del corpo in cenere, alla pira di lapilli, al cospetto d'aquile si rinasce con le fiamme e l'impronta sacra richiama e suole cantare al salir di luce, a nuova vita ci s'appella al primo Padre e alla prima Madre, che nell'alchimia del tempo, risvegliano il vibrare del senza tempo.
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Abbiamo in noi sepolte delle forze e delle energie delle quali non siamo consapevoli, rinascere e risorgere dalle proprie ceneri è come un'implosione verso il nostro io nascosto, un richiamo di forze inaspettate grazie alle quali riusciamo a superare momenti che credevamo quasi insormontabili. Ed è lì che esplodiamo in un gesto d'amore verso noi stessi, che in fondo, in un modo o l'altro è ciò che supporta e nutre la nostra vita.24 febbraio 2016
L'autore
Gabriele Della Cornia
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Commenti (1)

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Azar Rudif19 marzo 2015

Invocare la Fenice è invocare la Rinascita, ma secondo quanto accennato nell'ultimo verso. Chi non vuol cambiare "timbro" resterà dove si trova adesso, gli altri dovranno perdere l'oscurità delle loro paure. Poesia spirituale, evocativa e rituale molto interessante.