Araba Fenice
Gabriele Della Cornia
95 poesie pubblicate
+ Segui

A candele accese
invoco la matriarca,
che di ogni luce
ne fece segreto e arca.
Battiti lenti quasi a morire
del corpo in cenere,
alla pira di lapilli,
al cospetto d'aquile
si rinasce con le fiamme
e l'impronta sacra richiama
e suole cantare al salir di luce,
a nuova vita ci s'appella
al primo Padre e alla prima Madre,
che nell'alchimia del tempo,
risvegliano il vibrare del senza tempo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Gabriele Della Cornia
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Azar Rudif19 marzo 2015
Invocare la Fenice è invocare la Rinascita, ma secondo quanto accennato nell'ultimo verso. Chi non vuol cambiare "timbro" resterà dove si trova adesso, gli altri dovranno perdere l'oscurità delle loro paure. Poesia spirituale, evocativa e rituale molto interessante.

