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Introspezione 22 marzo 2015 · lettura 2 min · 1460 letture

La catapecchia

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Mandarono le mappe di strega un ululato, quando aprii la porta di getto sull'entrata, fuggì nell'altra stanza il buio spaventato, restituendone i contorni a quella ormai lasciata. Non c'era che silenzio e odore d'abbandono, in quella catapecchia che era il cuore mio, non c'era un libro, un foglio, neppure un quadro o un suono, per descrivere com'ero quando le dissi addio. Soltanto nello specchio brillava il mio riflesso, del dì che ero partito e nel bosco mi ero perso, mi rivedevo ancora di spalle nell'ingresso, mentre su quei muri crollava l'universo. I luoghi a noi più cari a volte abbandoniamo, per correr nel miraggio di sogni scoloriti, e si lasciano morire, se noi non ritorniamo, per questo i nostri cuori da adulti son feriti. Pensai però che il tempo ormai se n'era andato, doveva quella casa restare nella mente, così ritornò il buio a riprendere il suo stato, e quelle vecchie streghe ulularon nuovamente. Ma dopo pochi passi pensai d'aver sbagliato, poiché è già un dono raro tornare al proprio cuore, capire dopo un secolo di essersi svegliato, da quella nebbia fetida macchiata di torpore. Tornai alla catapecchia due volte abbandonata, le dissi: "Son tornato, stavolta per restare", trovai la porta aperta e la stanza illuminata, mi aveva preceduto la voglia di sognare.
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Davide Ghiorsi
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Commenti (7)

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Pagu22 marzo 2015

Una favola poetica che invita anche alla riflessione in merito ai luoghi che occupano uno spazio nel nostro cuore. Mi piacciono le visioni del poeta e il suo stile personale e misterioso. Questo suo lavoro ha lo stesso fascino e sapore di alcune storie celtiche. Ottimo anche lo stile. Molto apprezzato.

Azar Rudif22 marzo 2015

Sì, una poesia ed una favola dal sapore delle leggende dei racconti epici o del filone della "canzone di gesta" molto vicine ai miti celti e dove il "re" era visto come colui che portava ricchezza e fertilità alle sue terre ed al suo popolo. Questi versi ricalcano questo personaggio mitico e con quell'eterna lotta tra bene e male qua rappresentato dall'ululato delle streghe e dal buio che scompare ogni volta che compare il "re" del luogo (nello specchio brillava il mio riflesso). Poesia con un significato forse epico e mitologico, ma vero e dall'atmosfera giusta e con una struttura simmetrica e matematica (-2+ 2-1+ 2) dove, alla fine, vince il bene. Ottima per me.

Emozionante questa poesia intimista di discesa nel regno, spesso infero, della psiche con i suoi tormenti, angosce, traumi. Ma nella chiusa si libera il respiro della speranza, nell'immagine della porta aperta, della casa illuminata, bene espresso dal verso "mi aveva preceduto la voglia di sognare".

Rosetta Sacchi22 marzo 2015

Ci si ritrova riflessi in uno specchio, in una catapecchia, soli con i ricordi, attraversati dal dubbio, se andare o tornare, fin quando non si è pronti a rimanere, ma quando finalmente si decide in tal senso, ci si accorge che qualcosa è cambiato. Immagini bellissime!

Francesco Rossi22 marzo 2015

Poetica estremamente stilizzata, emerge l'interiore che si accompagna a vive impressioni in poetica lineare di ottima stesura.

piera tola22 marzo 2015

Nel cuore ognuno di noi porta ricordi e con il tempo si fanno insistenti, del bagaglio nessuno sfiora, noi i soli custodi. Come nell'anima è racchiusa la sola verità, ciò che realmente proviamo credo non si possa misurare, l'emozione è unica e diversa ogni volta.

nemesiel23 marzo 2015

Originale e tenera... sono i due aggettivi a cui ho pensato leggendola. Efficace la metafora, versi ricchi e ben costruiti che si susseguono in piacevole lettura fino ad arrivare alla strofa finale che chiude il "percorso" di un viaggio che non sempre l'uomo riesce ad intraprendere.