"quel giorno"
e, passai
mi tese la mano, accelerai
da un cappotto sdrucito vidi
dita nere da un guanto tagliato, e
passai
mi chiese aiuto, scappai
una testolina bionda con due occhi verdi
piena di lividi le gambe, smunta esile, e
passai
al semaforo due rom, andai
un cartello diceva abbiamo fame
siamo soli al mondo aiutateci, e
passasti
quel giorno passasti
bussasti alla mia porta
mi chiedesti conto della mia avventura
mi parlasti come un padre ad un figlio
una madre ad un piccolo in fasce
un contadino al suo fiore preferito
un medico ad un ammalato terminale, e
io ero in quel preciso momento
un tuo figlio, un pargolo in fasce
un bruttissimo fiore, un morente finale
sgomitolavi la mia storia con pazienza infinita
e vi leggevo i troppi errori e le poche gioie, e
capii
da quel giorno la mia vita è cambiata
ora sono pronto, sono un'altra persona, e
passasti
quel giorno passasti,
grazie ancora
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Commenti (1)
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Antonio Biancolillo27 marzo 2015
Grande abilità nel suo dialogo…in quel preciso momento…quel giorno… una richiesta del vissuto…”la mia avventura” come lo chiama l’Autore… un passare per caso…un capire che cambia ogni pensiero… Sì…molto apprezzata …
