Sofferta felicità dell'essere
elena rapisa
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Gettata ogni remora oltre la siepe
che marchia il pedestre sentire,
in stupito isolamento
si racconta, s'inventa
scrutandosi con mute parole.
Quasi spaurito alle voci che sorgono dentro,
turbata la mente così come il cuore,
si sente svelato e per non smarrisi
si consegna alla notte in divagar di pensieri
s'aggrappa a sogni sperduti fra stelle.
Ma ancor lo posseggono
e han volto di donne d'amori dissolti,
carezze di lune,
catene impudiche di stinte corolle
che qual morsa corrodono il cuore.
Il suo io a specchio, onda mai quieta
gli torna riflessi distorti,
un pianto un sorriso, una smorfia un grido
un sussurro che lacera
un canto nel cuore divenuto silenzio.
Si ascolta confuso il poeta infelicemente felice
si dona a un poema che non vedrà mai luce.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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