Il canto di Artemide
Driade balia dell'argentea betulla,
dagli occhi scuri del dolce cerbiatto
dalla chioma del color della terra brulla
la bocca simil ad un purpureo anfratto.
Di malva è la veste che t'accarezza
ladra agli dei che danza beata,
dai calici coli melodie d'ebrezza
dal nettare sacro inebriata.
Odi tremante il mio canto selvaggio
che strepita come rondine tra le foglie secche,
nel nido si schiudono le fauci di maggio
sgorga già il sangue di selvatiche bacche.
Saziatevi ora, miei famelici corvi
e mescete dalla notte il liquido cupo,
al vostro simposio, esecutori torvi
portatela, sicché non fugga per il dirupo.
Straziate le carni della ninfa boschiva
a divenir mandragora io la condanno,
sotto terra passerà un'esistenza schiva
e mute le sue lagrime si consumeranno.
Cali sul suo collo la luna, mia scure
per aver rubato il nettare divino,
mai troveran salvezza le orbite oscure
poiché annebbiate in eterno dal vino.
©
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L'autore
Elizabeth Nightley
Eccomi. Sono una ragazza qualsiasi, nata un giorno qualsiasi (con molti nove), che trascorre una vita qualsiasi e tra questi qualsiasi-qualsiasi-qualsiasi senza fine, a volte spunta una poesia. Anche quella qualsiasi, certo, ma le poesie hanno un quel qualcosa in più che c'è e basta e nonostante cerchi di capire il pe
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa9 aprile 2015
poesia affascinante sospesa fra mito, leggenda e fiaba. Fantasia e tecnica riunite insieme... b e l l a lettura
Catia Dinoni10 aprile 2015
Autrice capace di far sognare attraverso i suoi versi ripercorrendo i miti del passato, trovo in questa poesia tecnica, raffinatezza e fluidità che si accompagnano fin l'ultimo verso, i miei complimenti.

