La contesa de li poeti
Tu scrivi sempre d’amore e d’azzalea,
io no, nun cerco sta facile platea,
tu te ‘nventi la rima coll’amore e co’ la rosa,
io no, vojo fà poesia pericolosa.
Tu te metti a sdorcinà oggni parola,
io sparo dritt’ ar core come na pistola,
tu voli in arto e vai sur celestiale,
io ciò li piedi a terra e vado sur sociale.
Tu rimani sur vago, scrivi in generale,
li versi mia so scarti d’ospedale.
Però amico mio pe’ quanto curiosa
possa esse sta bella contesa,
io penzo, senza arcuna pretesa,
che ‘n fonno volemo dì la stessa cosa.
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Commenti (1)
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adriana sini9 aprile 2015
che bravo, sei tornato al romanesco, dopo tanto... non dovresti trascurarlo così a lungo: è uno dei tuoi punti di forza! in merito alla contesa, la trovo azzeccatissima, specie se mettiamo a confronto la poesia al femminile con quella al maschile; la donna spesso lascia che la sua poesia s'intinga nel sentimento e fatica ad affrontare argomenti un po' più impegnati. L'uomo invece elabora con maggior facilità temi sociali, spesso sorprendendo per tema e presentazione dello stesso. Inutile dire che mi è piaciuta molto, perciò segnalo e infiocco.