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Introspezione 9 aprile 2015 · lettura 1 min · 2080 letture

Sulla scia di una nave

Giovanni Chianese 702 poesie pubblicate
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Supino al cielo disteso tra nubi dell’oceano con vento in poppa di pensieri incanto è l’emigrare sulla scia di una nave Grida ribelli d’essiccata gola canto alle stelle liberando giulivo è il sospiro dal ponte sullo schiumoso andare allo stormio di gabbiani Buchi neri di una vita l’anima viaggiante spiraglio è l’oblò delle onde ali il mio cuore fluttuante su terra che s’allontana Volgo sguardo a surreali lidi congedandomi dal sol leone che derma mai riscalda e con lacrime da labbra divorate vergini zolle m’appresto a calpestare Spalle tenendo a poteri occulti che agli occhi d’indefessi fino all’osso ancor divorano da martoriata terra mia dall’oblò rimpicciolita vado via
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L'autore
Giovanni Chianese

Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na

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Commenti (4)

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Massimiliano Moresco10 aprile 2015

Mi piace molto lo stile e l'armonia dei vocaboli nel rincorrersi dei versi. Efficaci le metafore "incanto è l'emigrare sulla scia di una nave..." che ci trasmette, mi trasmette quella sensazione di far parte di una vita che ci vive dentro e prosegue nonostante la nostra volontà. Ma in questo caso non la percepisco come una costrizione ma come un volersi abbandonare il ché per associazione mentale mi fa pensare al"dolce naufragar in questo mare" dell'infinito di Leopardi. Nel prosieguo del testo però sembrano affiorare i ricordi, quei buchi neri, quei fantasmi del passato che si vorrebbe scacciare via attraverso una rimozione del pensiero introspettivo. E quell'oblò che salva dal suicidio pisichico, è la voglia di partecipare alla vita.

Grazia Denaro10 aprile 2015

Un emigrare per liberarsi dai dolori di cui l'anima è piena. Tante traversie e destino avverso hanno portato questo allontanamento. Ma anche il mare dona i suoi dolori e le sue ambasce. Si spera che toccando un'altra zolla di terra non conosciuta anche il destino sia più clemente. Una lirica notevole, scritta in versi fluenti e molto belli che ho apprezzato per contenuto e forma.

Sara Acireale10 aprile 2015

Un viaggio verso l'ignoto attraversando varie peripezie conduce in un vicolo che semra cieco ma... alla fine si apre uno spiraglio per potere uscire verso la luce, attraversando il mare per poi toccare un altro lembo di terra in cui le zolle siano vergini, senza macchia alcuna per osservare le orme e imprimerle in modo indelebile, senza i pensieri folli, i fantasmi del passato...

Duilio Martino12 aprile 2015

Una bellissima metafora quello del migrare... così come fecero i nostri antenati... ma anche amici (il frnomeno non si è mai placato). Così l'anima che soffocata dall'arsura cerca refrigerio altrove... in altri lidi, mentre lo sguardo dall'oblò osserva, malinconicamente, la propria trrra che rimpicciolisce che si allontana. splendida sia l'aspetto significativo che quello significante. Complimenti.