Volevo essere tuo amico
Volevo essere tuo amico
ma un muso senza idee
mi ha voltato il polso
dicendo sono un raro
come faccio a salutarti
a darti la mia mano.
Io ho soldi veri da spendere
tu miseria e religione
e una barca di cartone
sull’acqua azzurra di un pantano.
Volevo essere tuo amico
e mi hai negato il sorriso
come si faceva un tempo.
Tu ora vivi come un ghiro
tu ora vivi a Torino
e non ricordi quando eri
come me un ragazzino
e più povero, e più solo
coi tuoi occhi neri
fantasticavi un futuro
senza divise o facce al muro.
Volevo essere tuo amico
e mi hai negato anche il respiro
al freddo di un inverno nero
mentre un tempo si rideva
con battute anche idiote senza musi
colpevoli al cielo rosso che si spera
un domani più sereno.
©
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Commenti (1)
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Azar Rudif15 aprile 2015
Questa poesia la unisco a quella cronologicamente precedente e tutte e due mi dimostrano una regola che metto tra quelle auree: gli esseri umani non sono fatti per un sentimento, forse, neanche unico, ma certamente inesistente e troppo elevato per questo pianeta!
