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Riflessioni 19 aprile 2015 · lettura 3 min · 2516 letture

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NicolaGiordano 45 poesie pubblicate
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Si forma all’occidente il grande fronte d’un temporal che sembra mangiar astri, nel cielo stellato e il grande carro immobile coinvolto dietro la pece è il primo a scomparire e questa è l’ora delle macchine morte a cui non è servito l’antigelo e sono sole sotto la neve, carrozzerie di ghiaccio a non soffrire affari senza senso e targhe innumeri. E’ terso il cielo della notte, è terso ma aumentano nubi che non sono nubi, che incedono senza avanzare davvero e ubriaco sento che ora stritolano l’idra dalle dodici teste e questa è l’ora degli abissi morti della bestia che cade per seconda e non urlano le balene, né le mante di ghiaccio né le ghirlande di alghe, né i gorghi disfatti. Ora il cielo è diviso ed anche il pavone si spegne, dall’est all’ovest perde le penne in parte trapunto e in parte coperto, perdendo baldanza nel cielo deserto e miope sento che questa è l’ora dei morti celi di trafitti arcobaleni nei cotoni di zucchero d’ignorate stagioni e di droni impazziti dei nemici sviluppi che i satelliti odono delle eclissi tornado e dell’ultimo occhio. Un filare di buio nel cielo sul leone minore, sulle pleiadi illuni, annuncia nei campi destini comuni e se non fossi acerbo profondamente saprei che questa è l’ora delle morte foreste dove linfa si nutre di passi dove spuntano funghi di ossa e dalle coltri muschi e scuoiati destrieri... e telegrafi folli erano alberi un tempo. Quasi il velo è completo nel suo desolare son relitti di stelle a resistere in cielo; dalle chiglie sconvolte rovesciano di briciole, dal passato rovistano il nulla ma tu spicchi di lira e triangolo nell’ora di altre piccole cose morte oltre queste nubi che sembran consuete ma forze sono troppo compatte verso est senza un filo di vento e questa è l’ora delle sfumature di grigio che ho sempre avuto senza sapere: grigio mi era il caffè del mattino e il gatto, simil nero di strada, grigio il rimmel di donna ed il carbone di befana, ma ora il grande semicerchio che troneggia ad est, dove più non si vedono stelle, gobbo è l’unico nero.
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