Un cuore che pulsa
Annamaria Gennaioli
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Avevo una casa
una famiglia
un tempo che era mio
e l‘ho perduto
dentro una stiva,
ammassato
tra sogni e violenze
qualcosa che non percepivo,
solo un relitto che ti porta lontano
dentro un mare che sa di dolore.
Ammucchiati tra letame e orina
carne da macello
per scopi ancora non chiari,
ti aggiudicano un posto
anche se non lo vuoi.
Vogliono infrangere
la storia, cambiando
capitolo,
ora si è fatta indifferente
anzi ti vogliono morto
e tu sei morto
in quel mare
che nessuno protegge
solo la stenta
di chi vuol portare
aiuto.
Sono nato nella parte
sbagliata, nella Terra
ce ne sono molti,
ma l’Africa fa la risonanza:
un cuore che pulsa
dentro una fossa comune.
©
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L'autore
Annamaria Gennaioli
Commenti (1)
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Sara Acireale23 aprile 2015
La nostra Poetessa mette il dito su una piaga di proporzioni immani. È una crisi umanitaria di cui non ci rendiamo ancora conto. C'è gente che perde tutto, scappa da situazioni gravissime e poi... perde la vita. A quelli che sopravvivono non viene dimostrata simpatia da molti italiani. Penso che il problema dei migranti dovrebbe unire le coscienze e non dividerle, come invece sta succedendo. Ci sono persone che (dall'alto del loro "pulpito" infernale) predicano l'odio razziale, imbrogliano la gente (che sta vivendo una crisi economica) che la causa dei loro mali è l'esodo dei migranti. A queste persone vorrei dire: NON CREDETE AI PREDICATORI DEL MALE , vi stanno imbrogliando per raccogliere voti e consensi. Abbiate un minimo di pietà

