Eccolo il mare
Pier Giorgio Cadeddu
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Guarda Abdul, eccolo il mare:
queste creste di bianco sono i miei sogni liberi
che corrono felici oltre le nostre vite antiche;
vedi come si muove l’ombra delle palme?
Ondeggiano per non lasciarti al sole,
perché la vita non ti bruci l’anima
come le guerre e i morsi della fame.
Guarda Abdul, eccolo il mare:
oltre la linea dell’azzurro aspetta
il dio dei giochi eterni e dei bambini,
per portarti oltre un tempo di pioggia e di tempesta,
dove i sorrisi non sono smorfie di miseria
e svanisce il dolore delle spiagge.
Guarda Abdul, eccolo il mare:
tanta acqua per bagnare l’aridità delle vite
rimaste a sprecare la morte
sopra le macerie;
non vi è parola che possa consolare i vinti,
non vi è risposta che non dia un’unica domanda:
perché?
Guarda Abdul, quanti bambini sulla nostra barca:
è un futuro di macchie colorate e di risate,
spensierati messaggi di un’estate non ancora iniziata.
Ora stringimi forte e dormi...
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Pier Giorgio Cadeddu
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