E mi addormento
Rita Minniti
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Cos’è questo lamento?
E’ la mia voce,
o quel che sento
si rimuove senza senso?
Dormo o sono sveglia?
Si addossano
gli incubi sulla pelle.
Torno a girarmi
e a rigirarmi nel desertico
scavare della mente.
Mi aggrappo
alla voce
d’incognite insolute.
Scaccio via i fantasmi
da questa stanza,
e sorseggio a tratti,
l’alone d’un viso incerto
rimasto qui tra le pareti.
Promesse su promesse,
e nel rincorrerle,
il giorno muore.
Ma poi penso:
“sono quel che sono gli uomini,
randagi nei sentimenti,
paura d‘essere deboli,
polemici, permalosi,
a volte anche distratti”
No,
non serve rovistarmi dentro,
e mi addormento.
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L'autore
Rita Minniti
Commenti (3)
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carla composto1 maggio 2015
false promesse, randagi nei sentmenti ...riflessioni che riaffiorano nel silenzio, come fantasmi ci tornano alla mente... ma sono uomini! !! apprezzata e sentita lirica incisiva e veritiera... il mio elogio
Salvatore Masullo3 maggio 2015
Un silenzio che parla al cuore con le sue voci, i suoi lamenti, il proprio sentire. Bella l'espressione "voce d'incognite insolute", in questa lirica molto profonda e significativa che trova il suo epilogo nella chiusa finale.
Angelo Fioroli5 maggio 2015
Sai musicare quanto la notte possa divenire una falsa nutrice laddove i pensieri s'adombrano convergendo su promesse disattese.



