E'l naufragar mi è amaro in questo mar

La barca esausta ancora segue
con le vele da tempo tarpate
la coreografia bisbetica del mare,
da mostri irrequieti invitato a danzare.
E quanto è angusto lo spazio
in cui siamo stipati, come merci
vendute per due soldi al mercato nero;
barca nostro banco, nostro cimitero.
E quanto è angusto lo spazio
nel petto che trabocca di pena,
cruenta baleniera del mio cuor
che selvaggio e indomito si dimena.
Oh, miei cari compagni
quante ne abbiamo vissute!
Forse troppe, certo abbastanza
per desiderare di non vivere più.
Ho solo un gruzzolo di sogni scarni:
scorgere il faro di una speranza,
una lettera per accorciar la distanza,
un porto di braccia a cui fare ritorno.
Il mio corpo è un vascello fantasma:
non un verme che sta conficcato all'amo
non un pesce alla deriva o sbranato
vorrebbe far cambio con la mia sorte.
E la Nostalgia mi fa da consorte
su questo altare che patibolo pare
a me che ho le gambe storte dalle onde,
che sputo parole per addolcire la bile.
Queste mie orecchie vagabonde
come conchiglie sulla battigia,
vorrebbero sentire urlare "Terra!",
essere accolte da benvenuti, magari
e da porte aperte, da visi cordiali
ma sentono solo sibili di guerra.
Ho compassione di loro che non sanno
che il mondo non è biglia, è bomba.
Morte, mio approdo sicuro:
lascia che io esplori le tue lande
come molti prima di me, anch'io
sono giunta alla fine del mio viaggio.
E a terminare la mia storia vergo in te
come punto questo tuffo, un abbraccio
alle tue acque tiepide e ti confesso
che il naufragar m'è amaro in questo mar.
©
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L'autore
Elizabeth Nightley
Eccomi. Sono una ragazza qualsiasi, nata un giorno qualsiasi (con molti nove), che trascorre una vita qualsiasi e tra questi qualsiasi-qualsiasi-qualsiasi senza fine, a volte spunta una poesia. Anche quella qualsiasi, certo, ma le poesie hanno un quel qualcosa in più che c'è e basta e nonostante cerchi di capire il pe
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