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Introspezione 6 maggio 2015 · lettura 1 min · 769 letture

Il prigioniero del sé

Roberto Pozzi 111 poesie pubblicate
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Nell’opprimente stanza, porte bloccate e inferriate alle finestre incatenavano le mie gambe al pavimento del passato, non lasciando evadere quel prigioniero del se’ rinchiuso dalle aspettative, dalle paure e dai sentimenti del proprio spirito. Quante volte l’avevo pensato, senza voler mai crederci, sono io l’unico carceriere di me stesso... Mi manca l’aria, stanco dell’eterna tristezza non sopporto più il dolore, e il predestinato menù, vorrei uscire dalle mure chiuse di questa prematura tomba, ricercare una vita meno stretta e aperta a non osteggiare ma riconoscere l’unicità della mia anima. Ora voglio, so che solo io posso, anche se non sempre lo desidero, liberami dalla personale galera. Accorgendomi che ogni sbarramento. è apparentemente scomparso, intravedo uno spiraglio di luce, un barlume di speranza, un faro nelle tenebre che sta illuminando il percorso verso il mio destino!
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Roberto Pozzi
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Commenti (1)

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Azar Rudif7 maggio 2015

Mai accettare catene e sbarre, muri e porte chiuse. Noi siamo gli unici padroni di noi stessi e quando ci chiudiamo in noi stessi, in realtà stiamo chiudendo il mondo fuori di noi relegandolo al suo triste destino. Il Nostro cammino sarà sempre superiore a quello che vorrebbe rifilarci il mondo. Esattamente come leggo, anche se velatamente, nelle ultime due strofe