Il prigioniero del sé
Roberto Pozzi
111 poesie pubblicate
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Nell’opprimente stanza,
porte bloccate
e inferriate alle finestre
incatenavano le mie gambe
al pavimento del passato,
non lasciando evadere
quel prigioniero del se’
rinchiuso dalle aspettative,
dalle paure
e dai sentimenti
del proprio spirito.
Quante volte l’avevo pensato,
senza voler mai crederci,
sono io l’unico carceriere
di me stesso...
Mi manca l’aria,
stanco dell’eterna tristezza
non sopporto più il dolore,
e il predestinato menù,
vorrei uscire dalle mure chiuse
di questa prematura tomba,
ricercare una vita meno stretta
e aperta a non osteggiare
ma riconoscere l’unicità
della mia anima.
Ora voglio,
so che solo io posso,
anche se non sempre lo desidero,
liberami dalla personale galera.
Accorgendomi che ogni sbarramento.
è apparentemente scomparso,
intravedo uno spiraglio di luce,
un barlume di speranza,
un faro nelle tenebre
che sta illuminando il percorso
verso il mio destino!
©
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L'autore
Roberto Pozzi
Commenti (1)
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Azar Rudif7 maggio 2015
Mai accettare catene e sbarre, muri e porte chiuse. Noi siamo gli unici padroni di noi stessi e quando ci chiudiamo in noi stessi, in realtà stiamo chiudendo il mondo fuori di noi relegandolo al suo triste destino. Il Nostro cammino sarà sempre superiore a quello che vorrebbe rifilarci il mondo. Esattamente come leggo, anche se velatamente, nelle ultime due strofe

