Canto senza memoria
elena rapisa
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Mare che ai miei piedi ribolli incalzato dal vento.
Con denti bianchi incavi scogli
che brillano di sale e di sangue
braccato dal tramonto
Dai fondali vai propagando l'eco di lugubri suoni
vibrazioni di tolde marcenti,
tamburi percossi da morti
sotto gli sguardi di indifferenti lune.
Ha pianto di coccodrillo la gente ferma sulla riva,
ancora non placata dall'ultima mattanza.
Arrendetevi all'evidenza figli di un dio assente
ché la memoria dell'uomo è come l'acqua:
scorre sempre... sempre
e nel fluire dimentica anche il male.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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