La luna e il clochard
elena rapisa
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Chissà se si sente sola lassù
adagiata nell'nfinito,
l'altera sovrana della notte.
Pallida s'affaccia alla finestra del cielo
e muove ad incontrare illusioni,
cristallizza l'onda
e fa apparir quasi oro l'arena.
Ma par non scorgere là discosto
l'assopito clochard disteso supino,
un giornale a nascondere il viso,
per cuscino il fagotto con dentro la vita.
Nel suo abbandono
nulla cerca a nulla aspira,
la sua vita truffata se la porta addosso.
Palpabile lo sprezzo del mondo:
è un emarginato.
Ma lui sogna cullato dalla voce di mamma
la sola che l'abbia chiamato bambino
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Anna Di Principe8 maggio 2015
Intensità emotiva e inquietudine dell'esistere si evincono in questa pregevole lirica, in cui la luna e il clochard appaiono accumunati dalla stessa condizione di solitudine. Convincente lo stile suasivo colmo d'infinita dolcezza... di pregio la cura lessicale .Di grande fattura, complimenti!

