Non appassire
elena rapisa
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Fu riflesso di sole o biancore di luna
che dipinse il tuo corpo,
fu lento sbocciare di rosa
che un intenerito zefiro
richiamato dai teneri petali
trafisse fino a farli gemere
scoprendo la nudità dello stelo?
Nascesti col destino inciso nella carne,
ma non nell'anima,
quella fu sempre solo tua.
Come vorrei che il mondo
ti vedesse quale tu sei veramente:
vivaio dove con amore allevi amore,
solitudine che nasconde lacrime,
mani fonte di amorose carezze
per un bimbo, per un uomo rissoso
per un fiore che muore
come te senza amore.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Francesco Rossi10 maggio 2015
Una poesia dove l'autrice esprime la forza e il coraggio usa i colori e ne etrae pure petali di sofferenza, in sostanza una composizione poetica ricca, ben strutturata e aperta alla comprensione percettiva di chi legge con attenzione.

