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Sociale 26 luglio 2007 · lettura 2 min · 1098 letture

Lager... (l'urlo della formica)

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Carmelo Scaccia 3 poesie pubblicate
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Più delle botte che mi anneriscono il corpo, più della fame che mi scava nel ventre, più degli sputi che mi bagnano il viso, sono questi numeri inchiodati nel polso ad annullarmi, cancellando il mio nome e tramutandolo in una distesa infinita di segni in cui annego fra muggiti di vetro e sangue di bestie all’addiaccio che mi rassomigliano. E’ da due mesi ormai che quei numeri mi hanno preso per mano, e mi affondano, ogni giorno di più, là dove non c’è più colore; là dove il mio essere unico al mondo diventa una poltiglia di larve col nome di “uomini”; là dove Hitler cercò di creare il paradiso su una distesa di ossa uguali... Mi rimane un unico urlo adesso, prima che la neve mi affoghi nel suo fetido grigiore che puzza di piscio: “Il mio nome è stato e resterà per sempre Primo Rossi; fui padre di due figli fuggiti per un camino e marito di una moglie cattolica uccisa dall’ignoranza. Li amai tutti, uno per uno, in quantità uguale ma in maniera diversa rispettando le loro differenze: Giorgio l’amai per il sorriso, Lucia l’amai per la fragilità e la bellezza che custodivano le sue fasce appena comprate e Maria... Maria l’amai per i suoi seni, per i suoi occhi, per le sue labbra che profumavano di donna, per la sua anima, e per il suo nome unico al mondo.”
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