Lager... (l'urlo della formica)
Più delle botte che mi anneriscono il corpo,
più della fame che mi scava nel ventre,
più degli sputi che mi bagnano il viso,
sono questi numeri inchiodati nel polso
ad annullarmi,
cancellando il mio nome
e tramutandolo in una distesa infinita di segni
in cui annego fra muggiti di vetro
e sangue di bestie all’addiaccio
che mi rassomigliano.
E’ da due mesi ormai
che quei numeri mi hanno preso per mano,
e mi affondano, ogni giorno di più,
là dove non c’è più colore;
là dove il mio essere unico al mondo
diventa una poltiglia di larve
col nome di “uomini”;
là dove Hitler cercò di creare il paradiso
su una distesa di ossa uguali...
Mi rimane un unico urlo adesso,
prima che la neve mi affoghi
nel suo fetido grigiore che puzza di piscio:
“Il mio nome è stato
e resterà per sempre Primo Rossi;
fui padre di due figli fuggiti per un camino
e marito di una moglie cattolica uccisa dall’ignoranza.
Li amai tutti, uno per uno,
in quantità uguale ma in maniera diversa
rispettando le loro differenze:
Giorgio l’amai per il sorriso,
Lucia l’amai per la fragilità e la bellezza
che custodivano le sue fasce appena comprate
e Maria... Maria l’amai per i suoi seni,
per i suoi occhi,
per le sue labbra che profumavano di donna,
per la sua anima,
e per il suo nome unico al mondo.”
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!