L’annegato
Pasquale Farallo
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Sulle acque limpide e profonde
te ne vai impavido e solingo
con il tuo ardito legno
di tutto punto armato
nonché di sicumera e fiero
d’attraversar gli oceani
e i mari oscuri e tenebrosi,
ma quando l’onda ti travolse
maestosa e fragorosa assai
ti ritrovasti solo e immerso,
inerme ad affrontare
l’avviluppante bolgia de’ marosi
e il dirompente urlar della tempesta
Lontana era la riva
e tutto a te d’intorno
non si vedeva anima viva
il tuo lottar furente
con le onde e con la sete
di certo ti fiaccò
nel corpo e nella mente,
sicché per quanto tu nuotavi
con tutte le tue forze immani
e la salvezza già ti pareva
arrider finalmente,
più giù venivi attratto
dai flutti negli abissi
Oh! quanto la tua lotta
è stata cosa dura
sì come la tua fine triste e oscura
e quanto invero s’assomiglia
il tuo peregrinare a questa vita,
partir con l’armi in resta
sicuri di sconfigger tutti i mali
con il valore e con le proprie gesta
per poi tornar con le ossa rotte
ed anche rimediando un colpo in testa.
L’annegato è per il mare
come una mosca in ragnatela
più ella si divincola e più n’è prigioniera
Così in egual misura, più prossima la riva
il naufrago intravvede e ad essa s’avvicina,
più lo risucchia il mare e in fondo lo trascina
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L'autore
Pasquale Farallo
La poesia mi incanta, mi affascina, mi esalta, mi accompagna, è lo specchio della mia anima, perchè mi fa sentire vivo. Essa è l'unico modo, a me più congeniale, che mi permette di esternare le mie sensazioni, le mie emozioni, anche le più profonde e recondite, rendendo possibile condividerle con gli altri. La poesia p
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